LA TAVOLA

La tavola di san Giovenale

La tavola raffigura san Giovenale seduto in trono, vestito con gli abiti vescovili, nell’atto di benedire con la mano destra e reggere il pastorale con la sinistra.

A lungo considerata una semplice copia seicentesca o attribuita alla scuola di Gandolfino da Roreto, l’opera è stata rivalutata grazie ai recenti restauri. La rimozione delle aggiunte posteriori ha permesso di recuperare la figura originale del santo e di avvicinare il dipinto alla cerchia di Aimo e Balzarino Volpi, pittori casalesi attivi tra il 1491 e il 1528, legati a Martino Spanzotti. Emergono, in particolare, affinità stilistiche con la loro pala realizzata per la cattedrale di Saluzzo intorno al 1511.

La provenienza dell’opera resta incerta. Fonti del Settecento ricordano tuttavia un’ancona dedicata a San Giovenale nella chiesa di Santa Maria e San Giovenale a Fossano. La tavola potrebbe essere l’unico frammento superstite di quella struttura, successivamente smembrata, e rappresenta oggi un’importante testimonianza della pittura locale del primo Cinquecento.

La tecnica pittorica

Nel Cinquecento, le tavole di pioppo erano ampiamente utilizzate per la realizzazione delle pale destinate agli altari. La preparazione richiedeva un procedimento accurato: le assi, unite tra loro, venivano rivestite con tela di lino o canapa e ricoperte da strati di gesso e colla animale, poi levigati con cura.

Su questa superficie liscia si tracciava il disegno preparatorio e si applicava la tempera a base di tuorlo d’uovo. Questa tecnica, caratterizzata da una rapida asciugatura, consentiva di ottenere dettagli precisi, colori vivaci e una pittura capace di conservarsi nel tempo.