
Un prezioso manoscritto tra fede, arte e musica
Prima dell’invenzione della stampa, il libro era un oggetto raro e prezioso, riservato a pochi. Tra il XIII e il XIV secolo, con lo sviluppo delle città e delle università, divenne un importante strumento di studio e di lavoro. I manoscritti erano realizzati su pergamena, ottenuta dalla lavorazione e levigatura della pelle animale. Il copista preparava accuratamente la pagina, tracciando margini e righe prima di scrivere, generalmente in caratteri gotici e su due colonne. I testi più importanti venivano arricchiti con capilettera miniati, decorazioni, colori vivaci e foglia d’oro.
A Fossano, dove San Giovenale è venerato come patrono il 3 maggio, questa tradizione è testimoniata da un documento di particolare valore: l’Ufficio Ritmico di San Giovenale. Il codice, risalente alla fine del XIV secolo e legato all’iniziativa del beato Oddino Barotti, fu ritrovato negli anni Settanta dal sacerdote Piero Damilano nell’Archivio Diocesano.
Il volume riunisce quattro manoscritti, composti tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, che raccolgono testi e canti liturgici. In essi, la tradizione del canto gregoriano si intreccia con sensibilità musicali più popolari, offrendo una preziosa testimonianza della vita religiosa e musicale del tempo.
Il primo fascicolo, il più pregevole, è realizzato in pergamena e impreziosito da raffinate lettere miniate. Vi compare il nome di Laurentius Gluxianus, probabilmente il copista o il miniatore del codice. Gli altri testi, più semplici e ricchi di annotazioni, completano questo straordinario documento storico.
Nel suo insieme, l’Ufficio Ritmico rappresenta una testimonianza preziosa della cultura medievale e del profondo legame tra la comunità fossanese e il suo santo protettore, conservando la memoria di una tradizione in cui arte, musica e fede si fondono.
